domenica, 17 dicembre 2017
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Francescani dal Papa

23 novembre 2017, alle 11:40, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza i membri delle Famiglie Francescane del Primo Ordine (OFMConv., OFMCap i OFM) e del Terzo Ordine Regolare (TOR).

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti: La minorità è luogo di incontro.

  

Discorso del Santo Padre
Sala Clementina, 23 novembre 2017

Cari fratelli,

il “Signor Papa”, come lo chiamava san Francesco, vi accoglie con gioia e in voi accoglie i fratelli francescani che vivono e lavorano in tutto il mondo. Grazie per quello che siete e per quello che fate, specialmente a favore dei più poveri e svantaggiati.
«Tutti allo stesso modo siano chiamati minori», si legge nella Regola non bollata. [6,3: FF 23] Con questa espressione san Francesco non parla di qualcosa di facoltativo per i suoi fratelli, ma manifesta un elemento costitutivo della vostra vita e missione.
In effetti, nella vostra forma di vita, l’aggettivo “minore” qualifica il sostantivo “fratello”, dando al vincolo della fraternità una qualità propria e caratteristica: non è la stessa cosa dire “fratello” e dire “fratello minore”. Per questo, parlando di fraternità bisogna tenere ben presente questa caratteristica tipica francescana della relazione fraterna, che esige da voi una relazione di “fratelli minori”.
Da dove è venuta a Francesco l’ispirazione di porre la minorità come elemento essenziale della vostra fraternità?  [Cfr 1Cel 38: FF 386]
Essendo Cristo e il Vangelo l’opzione fondamentale della sua vita, con tutta sicurezza possiamo dire che la minorità, pur non mancando di motivazioni ascetiche e sociali, nasce dalla contemplazione dell’incarnazione del Figlio di Dio e la riassume nell’immagine del farsi piccolo, come un seme. E’ la stessa logica del “farsi povero da ricco che era” (cfr 2 Cor 8,9). La logica della “spogliazione”, che Francesco attuò alla lettera quando «si spogliò, fino alla nudità, di tutti i beni terreni, per donarsi interamente a Dio e ai fratelli».  [Lettera al Vescovo di Assisi per l’inaugurazione del Santuario della Spogliazione, 16 aprile 2017]
La vita di Francesco è stata segnata dall’incontro con Dio povero, presente in mezzo a noi in Gesù di Nazareth: una presenza umile e nascosta che il Poverello adora e contempla nell’Incarnazione, nella Croce e nell’Eucaristia. D’altra parte, sappiamo che una delle immagini evangeliche che più impressionò Francesco è quella della lavanda dei piedi ai discepoli nell’Ultima Cena.  [Cfr Regola non bollata 6,4: FF 23; Ammonizioni 4,2: FF 152]
La minorità francescana si presenta per voi come luogo di incontro e di comunione con Dio; come luogo di incontro e di comunione con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne; infine, come luogo di incontro e di comunione con il creato.

 

La minorità è luogo di incontro con Dio

La minorità caratterizza in modo speciale la vostra relazione con Dio. Per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e vale quanto vale davanti a Dio e nulla più. Per questo la vostra relazione con Lui dev’essere quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E attenzione all’orgoglio spirituale, all’orgoglio farisaico: è la peggiore delle mondanità.
Una caratteristica della vostra spiritualità è quella di essere una spiritualità di restituzione a Dio. Tutto il bene che c’è in noi o che noi possiamo fare è dono di Colui che per san Francesco era il Bene, «tutto il bene, il sommo bene»  [Lodi al Dio Altissimo, 3: FF 261] e tutto va restituito all’ «altissimo, onnipotente e buon Signore».  [Cantico di Frate Sole, 1: FF 263] Lo facciamo attraverso la lode, lo facciamo quando viviamo secondo la logica evangelica del dono, che ci porta a uscire da noi stessi per incontrare gli altri e accoglierli nella nostra vita.

 

La minorità è luogo di incontro con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne

La minorità si vive prima di tutto nella relazione con i fratelli che il Signore ci ha donato.  [Cfr Testamento, 14: FF 116] Come? Evitando qualsiasi comportamento di superiorità. Questo vuol dire sradicare i giudizi facili sugli altri e il parlare male dei fratelli alle loro spalle  è nelle “Ammonizioni” questo! ;  [Cfr Ammonizioni, 25: FF 174] rigettare la tentazione di usare l’autorità per sottomettere gli altri; evitare di “far pagare” i favori che facciamo agli altri mentre quelli degli altri a noi li consideriamo dovuti; allontanare da noi l’ira e il turbamento per il peccato del fratello.  [Cfr ibid., 11: FF 160]
Si vive la minorità come espressione della povertà che avete professato, [Cfr Regola bollata, 1,1: FF 75; Ammonizioni, 11: FF 160] quando si coltiva uno spirito di non appropriazione nelle relazioni; quando si valorizza il positivo che c’è nell’altro, come dono che viene dal Signore; quando, specialmente i Ministri, esercitano il servizio dell’autorità con misericordia, come esprime magnificamente la Lettera a un Ministro, [Cfr FF 234-237] la migliore spiegazione che ci offre Francesco di ciò che significa essere minore rispetto ai fratelli che gli sono stati affidati. Senza misericordia non c’è né fraternità né minorità.
La necessità di esprimere la vostra fraternità in Cristo fa sì che le vostre relazioni interpersonali seguano il dinamismo della carità, per cui, mentre la giustizia vi porterà a riconoscere i diritti di ciascuno, la carità trascende questi diritti e vi chiama alla comunione fraterna; perché non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia. I fratelli sono l’importante, non le strutture.
La minorità va anche vissuta in relazione a tutti gli uomini e le donne con cui vi incontrate nel vostro andare per il mondo, evitando con la massima cura ogni atteggiamento di superiorità che vi possa allontanare dagli altri. San Francesco esprime chiaramente questa istanza nei due capitoli della Regola non bollata dove mette in rapporto la scelta di non appropriarsi di nulla (vivere sine proprio) con l’accoglienza benevola di ogni persona fino alla condivisione della vita con i più disprezzati, con quelli che sono considerati veramente i minori dalla società: «Si guardino i frati, ovunque saranno […], di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno. E chiunque verrà da loro, amico o avversario, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà». [7,13-14: FF 26] E anche: «E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi, e tra i mendicanti lungo la strada». [9,2: FF 30]
Le parole di Francesco spingono a chiedersi come fraternità: Dove stiamo? Con chi stiamo? Con chi siamo in relazione? Chi sono i nostri preferiti? E, dato che la minorità interpella non solo la fraternità ma ciascuno dei suoi componenti, è opportuno che ognuno faccia l’esame di coscienza sul proprio stile di vita; sulle spese, sul vestire, su quello che considera necessario; sulla propria dedizione agli altri, sul fuggire dallo spirito di curare troppo sé stessi, anche la propria fraternità. 
E, per favore, quando fate qualche attività per i “più piccoli”, gli esclusi e gli ultimi, non fatelo mai da un piedistallo di superiorità. Pensate piuttosto che tutto quello che fate per loro è un modo di restituire ciò che gratuitamente avete ricevuto. Come ammonisce Francesco nella Lettera a tutto l’Ordine: «Nulla di voi trattenete per voi».  [2,29: FF 221] Fate uno spazio accogliente e disponibile perché entrino nella vostra vita tutti i minori del vostro tempo: gli emarginati, uomini e donne che vivono per le nostre strade, nei parchi o nelle stazioni; le migliaia di disoccupati, giovani e adulti; tanti malati che non hanno accesso a cure adeguate; tanti anziani abbandonati; le donne maltrattate; i migranti che cercano una vita degna; tutti quelli che vivono nelle periferie esistenziali, privati di dignità e anche della luce del Vangelo.
Aprite i vostri cuori e abbracciate i lebbrosi del nostro tempo, e, dopo aver preso coscienza della misericordia che il Signore vi ha usato, [Cfr 1Cel 26: FF 363] usate con essi misericordia, come la usò il vostro padre san Francesco;  [Cfr TestamentoFF 110-131] e, come lui, imparate a essere «infermo con gli infermi, afflitto con gli afflitti». [Leggenda dei tre compagni, 59: FF 1470] Tutto questo, lungi dall’essere un sentimento vago, indica una relazione tra persone così profonda che, trasformando il vostro cuore, vi porterà a condividere la loro stessa sorte.

 

La minorità luogo di incontro con il creato 

Per il Santo di Assisi, il creato era «come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza». [Lett. enc. Laudato si’, 12] La creazione è «come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia». [Ibid., 1]
Oggi – lo sappiamo – questa sorella e madre si ribella perché si sente maltrattata. Davanti al deteriorarsi globale dell’ambiente, vi chiedo che come figli del Poverello entriate in dialogo con tutto il creato, prestandogli la vostra voce per lodare il Creatore, e, come faceva san Francesco, abbiate per esso una particolare cura, superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale. Collaborate con varie iniziative alla cura della casa comune, ricordando sempre la stretta relazione che c’è tra i poveri e la fragilità del pianeta, tra economia, sviluppo, cura del creato e opzione per i poveri. [Cfr ibid., 15-16]

Cari fratelli, vi rinnovo la richiesta di san Francesco: E siano minori. Dio custodisca e faccia crescere la vostra minorità.

Su tutti voi invoco la benedizione del Signore. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Fonte: Stampa Vaticano

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http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/november/documents/papa-francesco_20171123_famiglie-francescane.html

  


 

Saluto al Santo Padre

Fr. Mauro JÖHRI, ministro generale OFMCap
e Presidente di turno della CMG OFM e TOR

 

Santo Padre, caro Papa Francesco,

A nome di tutta la Famiglia Francescana la saluto con le stesse parole di San Francesco d’Assisi: Il Signore ti dia pace! Le siamo molto grati per il regalo di questo incontro con Lei. A pochi giorni dal 29 novembre, giorno in cui nell’anno 1223 Papa Onorio III confermò la Regola scritta da San Francesco, siamo qui convenuti per raccontarle il cammino che abbiamo compito e desideriamo compiere, da quando il 4 ottobre dell’anno 2013 ci incontrammo presso la tomba di San Francesco in Assisi. Ricordo che in quell’ occasione, ebbi l’onore di presentarle i Ministri generali, la sorella Ministra dell’ Ordine Francescano Secolare e la Rappresentante delle numerose Congregazioni femminili e maschili che adottano la Regola del Terz’Ordine Francescano. Al termine delle presentazioni lei domandò con tono delicatamente e forse volutamente meravigliato: “Ma allora esiste anche un ecumenismo francescano?” E poi aggiunse: “Rimanete uniti!” Santo Padre abbiamo accolto con letizia quell’invito e oggi brevemente le racconto cosa abbiamo fatto

Diversi confratelli della Famiglia francescana, in modo particolare quelli che risiedono in Assisi, hanno proposto in modo creativo una serie di incontri per conoscerci ed apprezzarci. Gli appuntamenti con alcune ricorrenze di eventi custoditi dalla storia e il desiderio di celebrarle adeguatamente, sono state le occasioni che hanno favorito il confronto e il dialogo. Inizio ricordando il V centenario dalla bolla papale “Ite vos” promulgata da Leone X, il 29 maggio 1517. il cui intento era quello di unificare tutte le varie aggregazioni francescane del tempo, sotto la giurisdizione di un solo Ministro generale. La bolla non ebbe seguito positivo e si assistette alla separazione tra i Frati Minori e i Frati Minori Conventuali. Trascorsi 11 anni, nel 1528 papa, Clemente VII confermò la riforma dei Frati Minori Cappuccini. Unitamente alla gratitudine per le grandi cose che lo Spirito del Signore ha operato nelle diverse componenti della famiglia francescana, dobbiamo riconoscere che abbiamo vissuto anche tempi di tensione e di discordia. La ricorrenza dell’ottavo centenario del “Perdon d’Assisi” è stata la felice occasione per chiederci perdono e così il giorno 11 luglio 2016, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, abbiamo vissuto una celebrazione di riconciliazione e di pace. Dal 29 maggio al 2 giugno dell’anno in corso, i Frati francescani dell’Umbria con i rispettivi Ministri e Vicari generali si sono ritrovati a Foligno per un Capitolo che hanno voluto chiamare “Capitolo generalissimo”. La gratitudine, il desiderio di comunione e la speranza hanno caratterizzato l’evento.

Un ulteriore e significativo percorso che stiamo compiendo insieme è la realizzazione di un’unica Università francescana. Ancora, tra pochi giorni, nella Solennità dell’Immacolata Concezione, a Rieti, una fraternità composta da frati minori, minori conventuali e minori Cappuccini inizierà un nuovo cammino. Sono attivi anche altri progetti di stretta collaborazione in campo formativo, come i corsi trimestrali di formazione per i missionari a Bruxelles, e a partire da quest’anno offriamo e animiamo corsi di aggiornamento ai formatori dei tre Ordini maschili in Africa.

Santo Padre, Le siamo grati, per il suo impegno instancabile per annunciare il Vangelo di Nostro Signore con parole accessibili a tutti e con lo stile fraterno e cordiale che la contraddistingue. Un particolare grazie per la sua Lettera Enciclica Laudato si’ nella quale il suo appello per la cura di nostra Sora madre terra interpreta ed attualizza lo spirito del nostro Santo Fondatore. Ci benedica Santo Padre! Le chiediamo di confermarci in questo cammino di unità e comunione che vogliamo continuare con forza e convinzione, per il bene della Chiesa. Siamo in attesa inoltre della Sua decisione sui fratelli.

Benedica anche le nostre Sorelle Clarisse e tutti i fratelli e le sorelle dell’Ordine Francescano Secolare. Pace e bene!

 

   

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