martedì, 27 giugno 2017

“Positio” sulla vita dei Servi di Dio

Fra Melchiorre Fordon OFMConv  

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Fra Melchiorre Fordon OFMConv

L’11 giugno 2013 è stata consegnata presso la Congregazione delle Cause dei Santi la Positio sulla vita, l’eroicità delle virtù e la fama di santità del Servo di Dio Fra Melchiorre (al secolo: Giuseppe Giacomo) FORDON OFMConv.

La sua vita, che scorse tra il 1862 ed il 1927, fu alquanto peculiare: Giuseppe Giacomo [Józef Jakub], figlio di un architetto di Grodno e di una nobildonna dell’aristocrazia polacca, nacque il 5 agosto 1862 a Grodno, oggi in Bielorussia, ma allora parte dell’Impero Russo.
Entrato a 21 anni nel Seminario diocesano a Wilno (oggi in Lituania, ma allora sede della medesima diocesi), fu ordinato sacerdote il 2 agosto 1887 a Kowno. Dopo alcuni anni come parroco a Strubnica, nel 1893 fu trasferito alla parrocchia di Dąbrowa Grodzieńska (oggi: Białostocka) ad ovest di Grodno. Dopo dieci anni di fruttuoso servizio pastorale, all’inizio del 1903 venne nominato parroco di S. Maria degli Angeli a Grodno e guardiano dell’ex nostro convento trasformato in casa-riformatorio per i sacerdoti ritenuti pericolosi per lo stato dalle autorità russe. Dopo circa due anni e mezzo il Servo di Dio venne trasferito questa volta alla più grande parrocchia di Wilno: Ognissanti. In ognuna di queste parrocchie, in un periodo in cui era importante avere un luogo ove raccogliersi per praticare la propria fede, egli fu anche il fautore – se non direttamente coinvolto – della costruzione di edifici ecclesiastici. All’inizio del 1908 gli venne impedito dall’autorità civile di svolgere l’ufficio di parroco e di soggiornare a Wilno a causa della sua opera in difesa del Vescovo Edward von Ropp, rimosso il 17 ottobre 1907 dalla sede vescovile.

Dopo 23 anni di sacerdozio, con licenza dell’Amministratore Apostolico della diocesi, il Servo di Dio decise di entrare nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, e per questo nel settembre 1910 si recò, con la scusa di curarsi, prima a Leopoli e poi a Cracovia, allora sotto il dominio austriaco, in cui esistevano conventi dell’Ordine.
Il 2 ottobre 1910 d. Giuseppe Fordon vestì l’abito francescano conventuale nel convento di Cracovia, assumendo il nome di Fra Melchiorre [Melchior], e cominciò il noviziato canonico sotto la guida di Fra Mariano Sobolewski, già procuratore generale dell’Ordine. Il 14 luglio 1911, con una riduzione del periodo di prova da parte della Congregazione per i Religiosi, emise i voti e fece in tempo a ritornare nella diocesi di Wilno, a Waka Murowana, per stabilirsi poi nella vicina Landwarów, ospite dei conti Tyszkiewicz: ufficialmente era cappellano del loro palazzo, mentre conduceva vita religiosa in absconditu.

Alla fine del 1913 l’Amministratore Apostolico, Mons. Casimiro Michele Michalkiewicz, lo nominò vicario della parrocchia di S. Maria degli Angeli, dove dieci anni prima era stato parroco. Lì trascorse gli anni della prima guerra mondiale ed il 5 agosto del 1914, ottenne dal governatore russo di Grodno il permesso di aderire “alle schiere francescane del convento” di Grodno. Il 4 settembre 1915, dopo la ritirata dell’esercito russo e la presa della città da parte dei reparti tedeschi, il Servo di Dio salvò dalla fucilazione tredici Vigili del Fuoco, accusati di spionaggio in favore dei russi, garantendo la loro innocenza con la propria vita.

Fra Melchiorre Fordon poté cominciare a vestire in pubblico l’abito francescano e a manifestarsi apertamente come frate Minore Conventuale; ma soltanto con la proclamazione dello stato polacco libero e indipendente dell’11 novembre 1918, i suoi confratelli poterono raggiungerlo. Il 20 gennaio 1919 egli venne nominato primo Guardiano del convento di Grodno dopo la soppressione e vi poté accogliere i primi ritorni.
Nella Congregazione Capitolare del 21-22 aprile 1920, Fra Melchiorre fu invece nominato Guardiano del recuperato convento di Wilno, dove arrivò nel mese di maggio; ma in luglio vi si avvicinarono le truppe bolsceviche; mentre diversi sacerdoti e religiosi l’abbandonarono, egli restò e gli fu affidata la parrocchia di S. Giovanni. Dopo la liberazione della città da parte dei reparti polacchi (9 ottobre 1920), rinnovò gli sforzi per ottenere l’intera restituzione del convento e della chiesa, ma non vi riuscì.

Il Capitolo provinciale svoltosi a Cracovia nei giorni 30-31 agosto 1921 lo dispensò da quest’ufficio, lo elesse Definitore temporaneo della Custodia di Varsavia, con residenza nel convento di Grodno, dove visse ed operò lodevolmente per il resto della vita. Il 20 ottobre 1922 giunse a Grodno Fra Massimiliano Kolbe, che vi svolse l’opera di divulgazione della Milizia dell’Immacolata mediante la stampa de Il Cavaliere dell’Immacolata [Rycerz Niepokalanej]: Fra Melchiorre animava i giovani candidati che vi arrivavano alla devozione verso la Vergine Immacolata ed allo spirito religioso, favoriva il loro cammino vocazionale con conversazioni spirituali e con il ministero della confessione; fu pure consigliere e confessore di Fra Massimiliano. Quando Fra Melchiorre era assente, questi lo chiamava, davanti ai confratelli, un’“anima santa”.
Fra Melchiorre Fordon rese piamente a Dio la sua vita santa, piena di meriti, il 27 febbraio 1927, assistito anche da Fra Alfonso Kolbe, fratello di san Massimiliano, e fu sepolto, compianto da tutti i fedeli, nel cimitero della città, accanto ai suoi genitori. Nella mente e nel cuore di tutti coloro che lo avevano conosciuto, il Servo di Dio fu considerato una santa persona, e continuarono a rivolgersi con la preghiera a colui che in vita si era speso completamente per loro, senza badare a limite di tempo e di forze.

Immediatamente dopo la sua morte furono raccolte testimonianze della sua santa vita, come anche dopo la seconda guerra mondiale, ma le circostanze politiche non permisero lo svolgimento di un’inchiesta diocesana. In seguito alla caduta del comunismo nell’Europa orientale, riprese definitivamente l’iniziativa per portare a compimento quanto iniziato all’indomani della sua morte.
Nominati i vice-postulatori Gregorio Bartosik e Giuseppe Makarczyk, ottenuto il trasferimento di competenza dalla diocesi di Grodno l’1 settembre 1993, l’inchiesta diocesana fu aperta dal card. Glemp a Varsavia il 30 giugno 1997 e da lui chiusa il 21 settembre 1998. Ottenuto il voto di validità dell’inchiesta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 12 novembre 1999 con la formula sanatis de jure sanandis, i postulatori generali Ambrogio Sanna ed il suo successore Cristoforo Zambelli completarono quanto mancava, con l’aiuto soprattutto di Fra Mario Paczóski, ed il 4 ottobre 2003 venne nominato come relatore il gesuita polacco p. Girolamo Fokciński, affiancato prima dall’avv. Maurizio Cancelli per il Summarium Testium, sostituito poi dal sig. Antoni Zakrzewski come collaboratore per il resto della Positio. Alla scadenza del suo mandato, fu nominato relatore Fra Zdzisław Kijas OFMConv. Dopo numerose vicissitudini, la Positio fu consegnata in Congregazione all’inizio del 2013, ma – essendo trascorsi 86 anni dalla morte del Servo di Dio – è stato necessario l’esame dei Consultori Storici, che si sono incontrati il 14 maggio scorso evidenziando l’enorme lavoro di ricerca storica compiuto; dopo di che il loro voto fu inserito nel testo finale della Positio, rilegato in brossura rossa, ed il tutto consegnato in Congregazione.

Fra Angelo Paleri
Postulatore generale
 

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fra Michał TOMASZEK OFMConv (1960-1991)
fra Zbigniew STRZAŁKOWSKI OFMConv (1958-1991)
don Alessandro DORDI (1931-1991)

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fra Michał TOMASZEK OFMConv (1960-1991), fra Zbigniew STRZAŁKOWSKI OFMConv (1958-1991), don Alessandro DORDI (1931-1991)

Il 25 novembre 2011 è stata consegnata presso la Congregazione delle Cause dei Santi la Positio sulla vita, sul presunto martirio e sulla fama di martirio dei Servi di Dio fra Michał TOMASZEK, ofmconv, fra Zbigniew STRZAŁKOWSKI, ofmconv e don Alessandro DORDI, uccisi in odio alla fede, come si suppone, dai guerriglieri di Sendero Luminoso nella diocesi di Chimbote in Perù: i due frati conventuali il 9 agosto 1991 a Pariacoto, il sacerdote diocesano fidei donum il 25 agosto successivo vicino a Vinzos.

L’inchiesta diocesana fu aperta dal vescovo diocesano, mons. Luis Armando Bambarén, a Pariacoto il 9 agosto 1996 e fu da lui chiusa il 25 agosto 2002, dopo che si erano svolte anche le 2 inchieste rogatorie a Cracovia e a Bergamo. Ottenuto il voto di validità il 24 ottobre 2003, il successivo 14 novembre viene nominato come relatore mons. José Luis Gutiérrez Gómez, a cui furono affiancati come collaboratori, prima alcuni frati in successione, poi la dott.sa Bernardetta Meinardi. In seguito il compianto fra Cristoforo Bove sostituì il relatore iniziale ed alla sua morte fu la volta di fra Zdzisław Kijas, mentre l’avv. Maurizio Cancelli portò avanti lo sviluppo della Positio fino alla sua consegna al dicastero vaticano.

È stato calcolato che la lotta armata attuata alla fine del secolo scorso da diversi movimenti di guerriglieri in Perù e contrastata dalle forze armate regolari abbia causato più di 70 mila morti tra la popolazione civile, tra i gruppi in lotta, e tra quanti si sono trovati non per loro colpa tra i due fuochi; in particolare diversi missionari di varie nazionalità hanno pagato con la vita il loro servizio ai fratelli nel bisogno. E ciò non per sbaglio, ma per un preciso intento dei guerriglieri che volevano colpire quanti aiutavano le persone più in difficoltà in nome di Cristo e della sua Chiesa, per eliminare quanti li contrastavano con un servizio disinteressato ai più poveri ed agli svantaggiati.

Dopo i 5 santi vissuti contemporaneamente tra il XVI e XVII secolo a Lima (Turibio da Mongrovejo, Francesco Solano, Martino de Porres, Rosa da Lima, Giovanni Macías), ed altri recentemente beatificati e canonizzati, la Chiesa Peruana spera che questi 3 Servi di Dio siano i primi martiri della fede riconosciuti come tali. Preghiamo che tale riconoscimento favorisca sempre più la riconciliazione nazionale tra i tutti gli abitanti del Perù.

fra Quirico PIGNALBERI OFMConv (1891-1982)

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Quirico PEGNALBERI (1891-1982)

Il 18 febbraio 2011 è stata consegnata la Positio sulla vita, l’eroicità delle virtù e la fama di santità del servo di Dio Quirico PIGNALBERI.

L’inchiesta diocesana aperta ad Anagni il 20 giugno 1992 fu chiusa al Piglio il 1 luglio 2005. Ottenuto il voto di validità il 9 febbraio 2007, il successivo 9 marzo viene nominato come relatore p. Cristoforo Bove, a cui vengono affiancate le sig.re Antonella Tel e Sara Lelli come collaboratrici. Il compianto p. Bove riesce a supervisionare tutto il lavoro prima del suo ritorno alla casa del Padre, mentre gli ultimi sviluppi tecnici richiedono altri mesi prima della consegna della Positio presso il dicastero vaticano.

La figura di p. Quirico è ben conosciuta nell’Ordine sia come cofondatore della Milizia dell’Immacolata (l’ultimo a morire ed il terzo di quei giovani frati, dopo s. Massimiliano Kolbe e p. Girolamo Biasi, di cui si è aperta la causa di canonizzazione) e per 40 anni come maestro dei novizi.

Visse essenzialmente nel convento del Piglio, anche quando non vi furono novizi e dopo aver passato ad altri l’incarico di maestro, dedicandosi anche con grande impegno al lavoro pastorale nei paeselli della montagna circostante (recandovisi di solito a piedi), in modo particolare a Trevi nel Lazio, dove riportò la pace servendovi per un paio d’anni all’indomani della seconda guerra mondiale. Infine trascorse gli ultimi 6 anni nella casa di cura La Francescana di Anzio Colonia.

Lascia un esempio di umiltà, di povertà, grande impegno pastorale, ed anche di lavoro manuale (in particolare riparando gratuitamente orologi ed allestendo annualmente ingegnosi presepi).

Presto dovrebbe aprirsi ad Anagni l’inchiesta diocesana su un presunto miracolo attribuito all’intercessione del servo di Dio.

Sr. Maria Giuseppina BENVENUTI (Zeinab Alif) OSC (1845/6-1926)

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Maria Giuseppina Benvenuti (Zeinab Alif), osc.
(1845/6-1926)

Il 5 aprile 2011 nel congresso ordinario della Congregazione delle Cause dei Santi è stata discussa la Positio sulla vita, l’eroicità delle virtù e la fama di santità della serva di Dio Maria Giuseppina BENVENUTI (Zeinab Alif), osc. Il 17 aprile 2010 il congresso particolare dei (nove) teologi ne aveva già approvato all’unanimità l’eroicità delle virtù. Dopo l’approvazione dei (tredici) cardinali e vescovi, resta soltanto la promulgazione del decreto da parte del papa perché la serva di Dio sia chiamata con il titolo di venerabile.

L’inchiesta diocesana si svolse nella diocesi di Senigallia dal 25 marzo 1987 al 1 ottobre 1988. Ottenuto il voto di validità il 22 maggio 1992, il successivo 5 ottobre venne nominato come relatore p. Yvon Beaudoin omi, affiancato dall’avv. Giulio Dante. La Positio fu consegnata in Congregazione il 16 maggio 1994.

La figura della clarissa urbanista suor Maria Giuseppina BENVENUTI è probabilmente poco conosciuta, anche se ha una storia parallela a quella di s. Giuseppina Bakhita, benché più grande di lei di circa 20 anni. Nata circa il 1845/6 nel Kordofan (parte dell’attuale Sud Sudan), la piccola Zeinab viene presa schiava in tenera età, ma dopo diversi padroni viene poi comperata sui mercati del nord Egitto dal servo di Dio Nicolò Olivieri, il fondatore dell’Opera della redenzione delle Morette, il quale la chiama con il nome di Zenobia e la porta in Europa insieme ad altre giovani che era riuscito ad acquistare con le offerte a disposizione. Sbarcati a Marsiglia proseguono verso Roma, dove incontrano papa Pio IX, fino a Senigallia, dove viene affidata alle monache clarisse urbaniste di Belvedere Ostrense (An), perché riceva un’istruzione umana e cristiana. Ricevuto il battesimo il 24 settembre 1856 dal vescovo di Senigallia, con i nomi della madrina, resta in monastero per continuare la sua istruzione, divenendo fra l’altro una provetta organista. A contatto diretto delle monache cresce in lei la vocazione religiosa, che però non può realizzare a causa delle leggi eversive dell’appena creato regno d’Italia, che vietava ai monasteri di ricevere candidate. Soltanto nel 1874 il vescovo di Senigallia le permette di iniziare di nascosto il noviziato; e quando emette la professione temporanea nel 1876, continuerà a vestire l’abito religioso sotto i vestiti civili.

Ottenuto ciò che le leggi civili auspicavano, cioè la quasi estinzione delle monache, il vescovo di Senigallia decretò che le poche monache rimaste a Belvedere Ostrense si unissero alle altre poche di Ostra nel monastero di Serra de’ Conti. Sr. Maria Giuseppina, chiamata anche ‘la Moretta’ continuò la sua vita di servizio gioioso alle consorelle più anziane, portando il peso del lavoro e dell’amministrazione. Infine, essendo vicaria nel 1909, quando muore l’abbadessa, viene incaricata dal vescovo della conduzione del monastero, a cui verrà regolarmente eletta l’anno dopo, come abbadessa, e rieletta nel triennio successivo (1910-16). Vive gli ultimi dieci anni, fino alla morte nel 1926, oramai perdendo le forze, ma sempre un esempio di lieto servizio per le giovani che oramai possono ricominciare ad entrare nel monastero e con i bambini di quanti frequentano la grata o a cui è permesso entrare per alcuni servizi nella clausura.

È di buon auspicio, in quest’anno in cui la sua patria acquista finalmente l’indipendenza politica, che anche la persona della piccola Zeinab, suor Maria Giuseppina, raggiunga il riconoscimento della sua vita santa, vissuta lontano dalla famiglia e dalla patria terrena, ma vicino a Dio e nello spirito vicinissima a quanti continuano ad invocarla dalla sua terra natale.

fra Leone VEUTHEY OFMConv (1896-1974

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Leone Veuthey, OFMConv(1896-1974)

Il 29 aprile 2011 è stata consegnata la Positio sulla vita, l’eroicità delle virtù e la fama di santità del servo di Dio Leone (al secolo: Clodoveo) VEUTHEY.

L’inchiesta diocesana aperta dal card. Ruini a Roma il 25 ottobre 2002 fu da lui chiusa il 9 maggio 2007. Ottenuto il voto di validità il 9 maggio 2008, il successivo 13 giugno viene nominato come relatore p. Cristoforo Bove, affiancato dalle sig.re Sara Lelli ed Antonella Tel come collaboratrici. Il compianto p. Bove riesce a supervisionare tutto il lavoro prima della sua scomparsa, mentre gli ultimi sviluppi tecnici richiedono altri mesi prima della consegna della Positio al dicastero vaticano.

Anche la figura di p. Leone è ben conosciuta nell’Ordine, soprattutto per i lunghi anni come professore presso la facoltà di s. Bonaventura a Roma e come direttore spirituale degli studenti. Ma bisogna ricordare anche il suo insegnamento prima a Friburgo, poi all’università Urbaniana a Roma (1932-42), il suo servizio come assistente generale dell’Ordine (1945-54), la direzione spirituale di tantissime anime collegate al movimento ‘Crociata di Carità’ e poi del Focolare, ed anche il suo lavoro pastorale in una parrocchia di periferia a Bordeaux in Francia (1954-65).

Di lui restano più di 20 volumi dell’Opera Omnia (che include filosofia, pedagogia, teologia e spiritualità francescana) ed un ricchissimo epistolario.

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