martedì, 06 dicembre 2016

I profughi presso i Francescani

Un migrante ai Santuari Antoniani di Camposampiero

Un giovane afghano di nome Anwar è stato accolto presso il convento dei Santuari Antoniani di Camposampiero (PD). Altri tre sono stati accolti in altre due parrocchie della cittadina veneta che appartengono alla Diocesi di Treviso. Anwar ha 30 anni, è arrivato in Italia il 23 settembre 2014. Il suo viaggio è iniziato nel maggio di quello stesso anno, da Nangarhar, provincia dell’Afghanistan da dove è fuggito, perché in Afghanistan non c’è ancora libertà. Prima di arrivare in Italia ha attraversato il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Bulgaria, dove ha conosciuto altre tre persone afgane, la Serbia; arrivato in Croazia con i tre nuovi compagni di viaggio, si è nascosto in un camion, e così in tre giorni, senza acqua né cibo e con poco ossigeno, è arrivato in Italia, a Treviso, dove è stato soccorso. In Afghanistan ha lasciato la moglie e cinque figli. Anwar gode di protezione internazionale per 5 anni.

La Segretaria generale

Accoglienza al Villaggio Sant’Antonio

Il Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana ha sempre avuto nel suo DNA l’accoglienza dei bisognosi a 360 gradi. Sollecitati dalla parola del Papa e dei Vescovi, i frati della comunità si sono chiesti come poter rispondere, nel loro piccolo, ai bisogni dei tanti migranti che arrivano fortunosamente in Italia. Da fine giugno 2015, la casa di Peraga (comune di Vigonza), già comunità alloggio per minori disagiati ma da alcuni anni vuota, ospita 11 profughi africani maschi, di età compresa tra i 20 e 30 anni, 9 nigeriani e 2 ghanesi. Giunti in Italia coi barconi che partono dalla Libia, nel loro viaggio hanno anche visto morire alcuni dei loro compagni. Sono seguiti da una Cooperativa sociale che si fa carico di ogni loro bisogno e li segue nell’espletamento delle pratiche amministrative riguardanti il loro status di “richiedenti asilo”. Un frate della comunità di Noventa Padovana ha collaborato sin dall’inizio con un mini-corso di lingua italiana di base. C’è stato uno scambio di visite reciproche tra il Villaggio e i profughi: conoscendoli, i frati hanno capito cosa significa fuggire dal proprio paese per andare in cerca di un futuro che a casa propria è negato da conflitti o da povertà, correndo rischi enormi per arrivare in Europa, spinti dalla disperazione. Stare con loro ha dato ai frati il modo di conoscere una cultura diversa, coi suoi pregi e i suoi limiti, ma comunque da apprezzare e stimare.

La Segretaria generale

Convento Sant’Antonio Dottore, Padova

Da circa quattro mesi ospitiamo presso il nostro convento due giovani nigeriani, di 23 e 25 anni. La nostra è un’unica comunità, composta da frati professi solenni e dal gruppo dei frati professi temporanei in formazione iniziale. L’anno scorso ci siamo tutti interrogati più volte su quanto potevamo fare per offrire un segno concreto di accoglienza. Gli inviti del papa e la constatazione delle esigenze sempre più pressanti che bussavano alle nostre porte ci hanno spinto a riservare concretamente alcuni spazi della nostra casa per ospitare persone bisognose di un luogo in cui trovare protezione. Il nostro desiderio era di poter dare ospitalità a qualcuno che desiderasse condividere con noi i «ritmi» della nostra vita, con libertà e semplicità. Si voleva evitare, in altre parole, di offrire semplicemente una stanza, senza che poi ci fosse la possibilità di contatti effettivi nella quotidianità ordinaria. E così, verso la metà del mese di novembre 2015, sono giunti i due ragazzi nigeriani. Un po’ l’italiano lo sapevano, dato che in Italia erano arrivati già da qualche mese. Con loro si è instaurata una relazione cordiale, sin da subito. Certo: sono fortunati, perché sono arrivati nel nostro convento avendo già iniziato un’esperienza di lavoro presso una cooperativa, dove tuttora sono impegnati. Per il resto vivono con noi come persone di casa, condividendo con noi i pasti, qualche serata di fraternità quando desiderano trascorrere del tempo in più con i frati. Danno gioiosamente il loro contributo in alcuni servizi semplici e sono fedelissimi nel partecipare con noi ai momenti di preghiera comunitaria, pur avendo lasciato loro la piena libertà di esserci o meno. Sta di fatto che, da quando sono arrivati, non hanno mai mancato di regalarci il loro quotidiano sorriso, la loro discreta testimonianza di serenità nonostante, alle spalle, abbiano un vissuto drammatico e doloroso. Ci rendiamo conto: è solo un segno, un segno piccolissimo, che certamente non risolverà il problema enorme dell’accoglienza dei profughi. E tuttavia siamo noi a ringraziare il Signore che ci sta donando di scoprire nel «forestiero» il volto di un Dio che si fa incontrare lì dove c’è limite, precarietà e bisogno di cura.

Fra Antonio Ramina – guardiano e rettore del seminario

Profughi a Schwarzenberg, Germania

La nostra comunità di Schwarzenberg cerca, come può, di rispondere all’emergenza profughi che sta investendo tutta l’Europa. Nei giorni scorsi alcuni volontari che stanno aiutando i profughi nella nostra zona, ci hanno chiesto di concedere asilo nella chiesa per una giovane famiglia proveniente dall’Iraq che è fuggita dal paese d’origine a causa del terrorismo dell’ISIS. La nostra comunità ha accolto la proposta perché il governo della Baviera vuole deportare questa famiglia in Ungheria – una famiglia con un bambino di 4 anni e una donna incinta. I membri di questa giovane famiglia hanno molta paura del modo in cui i profughi vengono trattati in Ungheria, perché sono già stati lì e sono stati trattati male. Questa giovane famiglia sarà ospitata dalla nostra comunità fino a poco dopo Pasqua. Dopo tale periodo di tempo, la Germania sarà obbligata a procedere con la richiesta di asilo.

Fra Andreas Murk (guardiano)

Custodia d’Oriente e di Terra Santa

Dall’inizio della guerra siriana, i frati della Custodia si sono resi disponibili ad aiutare chi è venuto a bussare alla loro porta. Le comunità di Istanbul e di Büyükdere, in Turchia, hanno accolto in diverse occasioni alcune famiglie siriane. I frati si sono impegnati non solo ad accogliere queste famiglie, ma anche a prendersi cura di loro e del loro futuro, cercando di autarle a trovare un rifugio sicuro e una vita degna. Inoltre, aiutano economicamente chi, tra i profughi, è in bisogno. In Libano, i profughi siriani stanno per la gran parte sotto le tende nei campi della Bekaa, del Nord e del Sud del Libano. Sono tutti musulmani. I cristiani si sono recati dai loro parenti mescolandosi alla popolazione libanese. Oltre ai siriani, il Libano ha accolto degli iracheni, per la maggioranza cristiani, affidando la loro permanenza alla Chiesa Caldea fino a che questa Chiesa potrà sopportare tale impegno e tale peso. I frati sono impegnati da più di un anno in un servizio regolare ai profughi siriani e iracheni. Per potersi organizzare, hanno dovuto creare una ONG, alla quale hanno dato il nome di “EQUAL”. I frati e i membri di Equal lavorano con i più giovani e con le mamme. Hanno un programma simile per i profughi siriani e quelli iracheni. Per i primi, le attività si svolgono in due grandi tende che Equal ha montato nel campo profughi siriano che si trova nella Bekaa e per gli iracheni, nei locali messi a disposizione dai frati minori a Harissa. In un primo tempo (che è durato più di 8 mesi), le attività sono state manuali: disegni…, allo scopo di aiutare i più giovani ad esprimersi, a sviluppare possibili doti e a occupare il tempo nella pace. C’è stata anche una formazione alla non violenza… Con le mamme, una psicologa e una sociologa si alternavano per sessioni di formazione su argomenti relativi alla vita quotidiana in una situazione difficile e di precarietà, e altri argomenti chiesti dalle stesse mamme. In un secondo tempo, da ottobre per gli iracheni e da gennaio per i siriani, i frati, novizi e postulanti e i membri di Equal organizzano corsi di arabo, matematica e inglese per coloro che non sono riusciti ad andare a scuola e un sostegno per coloro che frequentano la scuola. Invece, alle mamme irachene viene offerto un corso di inglese, e alle mamme siriane un corso di arabo perché possano leggere e scrivere. Intanto continuano i corsi di formazione alle mamme e il sostegno psicologico per tutti. Questa nostra azione è partita grazie all’iniziativa di un frate che si era impegnato a cercare soprattutto i profughi siriani di cui nessuna organizzazione internazionale si occupava. Pian piano abbiamo sviluppato questo servizio che è finanziato in gran parte dalla Fondazione Giovanni Paolo II e dai membri di Equal.

I frati della Custodia.

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