Assisi ha qualcosa di difficile da esprimere a parole. Basta percorrere le sue strade, entrare in una chiesa francescana o fermarsi presso la Tomba di San Francesco per ricordare da dove tutto ebbe inizio. Proprio qui, dal 7 al 12 settembre 2026, ci siamo ritrovati per alcuni giorni di formazione dedicati ai frati che 25 anni fa hanno emesso la Professione solenne e appartengono alla Federazione FEMO (Foederatio Europae Mediae et Orientalis).

All’incontro hanno preso parte i confratelli della Provincia di Sant’Antonio e del Beato Giacomo degli Strepa in Polonia [Cracovia]: fra Adam KLAG, in missione in Uganda, e fra Krzysztof PELC, della Custodia provinciale della Santa Croce in Ucraina. La Provincia Madre di Dio Immacolata in Polonia [Varsavia] era rappresentata da fra Grzegorz SZYMANIK, fra Arkadiusz PŁATEK e fra Sławomir FIŁONOWICZ. Dalla Provincia San Massimiliano M. Kolbe in Polonia [Danzica] sono giunti fra Rafał WOJCIECHOWSKI, fra Piotr MATUSZAK e fra Robert KOZIELSKI, mentre dalla Custodia provinciale dell’Immacolata Concezione della B.V.M. in Slovacchia hanno partecipato fra Peter GALLIK e fra Samuel HURAJT.
Ci univa il giubileo dei 25 anni di Professione solenne, mentre erano diverse le esperienze quotidiane, i luoghi di servizio, le storie personali e i compiti affidati a ciascuno. Pur nella diversità, tutti questi percorsi hanno una radice comune: la vocazione francescana.
A guidarci in questi giorni è stato fra Jerzy NOREL, della Provincia di Danzica. Le meditazioni non cercavano di offrire risposte già pronte, ma ci invitavano a fermarci e a rileggere la nostra storia. Dopo un quarto di secolo di vita religiosa, ognuno di noi porta con sé un ricco bagaglio di esperienze, maturate nel lavoro, nel servizio e nelle relazioni con i confratelli e con le tante persone incontrate lungo il cammino. Rimane anche una naturale tensione tra ciò che avremmo voluto essere e ciò che realmente siamo, tra l’ideale della vita francescana e la quotidianità.
Ed è bene che questa tensione esista. Non siamo certo al cimitero: siamo ancora vivi, e chi è vivo continua ad avere desideri, aspirazioni e anche lotte da affrontare. Guardare al passato non significa fare un bilancio dei fallimenti, ma cercare di riconoscere come Dio ci abbia guidati in questi 25 anni, anche quando i nostri progetti umani non coincidevano con la Sua volontà.
Uno dei momenti centrali di questi giorni è stato il ritorno al «primo amore», agli inizi della vocazione e ai desideri giovanili con cui ci siamo incamminati sulla via francescana. Sono risuonate con particolare forza le parole di San Bonaventura: «Il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nella immagine stessa dell’Amato». Per questo la domanda sulla vocazione non si riduce soltanto a che cosa devo fare. Molto più importante è chiedersi: chi devo essere? Che uomo, che frate e che francescano devo diventare affinché Dio possa agire attraverso di me? Meditando le Lodi di Dio Altissimo di San Francesco, nelle quali ricorrono le parole «Tu sei…», ciascuno di noi è stato invitato a continuare nel proprio cuore: «Tu per me sei…».
Un aspetto importante dell’incontro è stata anche la vita fraterna, vissuta nella preghiera comune, nella meditazione, nei pasti, nelle conversazioni e, semplicemente, nello stare insieme. Dopo anni di servizio in realtà così diverse, abbiamo potuto riscoprire quanto possiamo essere di sostegno gli uni agli altri.
In questi giorni abbiamo riflettuto anche sulla chiamata francescana a riparare la Chiesa. È facile dire: «Ripariamo la Chiesa». Più difficile è comprendere che cosa siamo chiamati concretamente a ricostruire, come farlo e a quale scopo. Per questo abbiamo bisogno di saggezza, della pazienza del seminatore e di una costante attenzione al bene, alla bellezza e alla verità. A volte bisogna semplicemente farsi da parte e lasciare agire Dio stesso.
Torniamo ai nostri impegni quotidiani portando con noi il vivo ricordo degli inizi, pieni di gratitudine per questi 25 anni, ma anche consapevoli che davanti a noi c’è ancora un lungo cammino.
Per la calorosa accoglienza e per aver creato le condizioni ideali per questi giorni di formazione, ringraziamo di cuore i nostri superiori, fra Jerzy e i frati del Sacro Convento. Questo luogo è speciale per ogni francescano: è la nostra casa comune, dove bastano una presenza fraterna e l’apertura del cuore per sentirsi a casa.

Fra Robert KOZIELSKI