Il 24 ottobre 2026, presso la Global House of Friendship and Hope a Santa Maria degli Angeli, ad Assisi (Italia), si è tenuta una conferenza sul tema del perdono nel dialogo interreligioso. L’incontro è stato organizzato dall’Università di Birmingham.

Gran parte dei relatori proveniva infatti dal Regno Unito: il prof. Andrew DAVIES, il prof. Mohinder SINGH AHLUWALIA (Bhai Sahib, della Guru Nanak Nishkam Sewak Jatha), il prof. Abbas PANAKKAL, il prof. William PURKIS, la dott.ssa Juhi GUPTA, il dott. Josef BOEHLE, Shaykh Paul ARMSTRONG e Mohammed ABASSI. Hanno inoltre partecipato rappresentanti delle Università di Perugia (prof. Stefano BRUFANI), Milano (prof. Wael FAROOQ) e Jena (prof. Martin LEINER, intervenuto online). Da parte mia, ho rappresentato il Centro Francescano Internazionale per il Dialogo (CEFID) e, in senso più ampio, il mondo francescano.
Alla conferenza erano rappresentate principalmente tre tradizioni religiose: il sikhismo, l’islam e il cristianesimo. Durante le relazioni e le discussioni abbiamo riscontrato numerose convergenze nel modo in cui le diverse religioni affrontano il tema del perdono. Anzitutto, è emerso che non è del tutto appropriato parlare di «perdono tra le religioni», ma piuttosto di perdono nella sua dimensione personale. È infatti la persona ad aver bisogno di perdono e, nel contesto religioso, questo riguarda il rapporto tra l’uomo e Dio, le relazioni tra le persone e, soprattutto, il rapporto con sé stessi. In secondo luogo, il perdono è strettamente legato alla riconciliazione, alla pace e all’amore. Questi elementi sono presenti negli insegnamenti delle diverse religioni, sia nei loro testi di riferimento sia nelle figure che ne incarnano i valori.
Non a caso, Assisi è stata scelta come luogo dell’incontro proprio per il suo legame con San Francesco. In questa occasione ho avuto la possibilità di tenere una relazione dal titolo «San Francesco e il perdono», che nella successiva discussione è stata approfondita alla luce del cosiddetto «modello francescano di dialogo». Come è emerso, la figura di San Francesco, insieme alla sua spiritualità, supera i confini tra le religioni, tanto che si può parlare di una vera e propria ammirazione per il suo carisma. Ascoltando gli altri relatori, mi ha colpito quanto la riflessione di San Francesco sull’uomo e sul suo rapporto con Dio e con il mondo sia vicina ad alcune prospettive presenti in altre religioni. Incontri di questo genere costituiscono sempre un’occasione di arricchimento reciproco.
Al termine della parte ufficiale della conferenza è nata spontaneamente l’idea di visitare Assisi. Per me è stata l’occasione di mostrare ai partecipanti gli ambienti del CEFID presso il Franciscanum. La splendida posizione di questo luogo ha suscitato entusiasmo e il desiderio di incontrarsi nuovamente, questa volta proprio qui. Mi hanno fatto inoltre molto piacere gli inviti a partecipare ad altri incontri in diversi Paesi.
Vorrei concludere questo articolo con una breve riflessione. Incontri di questo tipo sono anzitutto espressione di accoglienza e rispetto reciproci. Un clima simile permette di ascoltare con attenzione il pensiero e l’esperienza religiosa degli altri e, in qualche modo, anche di lasciarsene affascinare, traendone spunti per la propria riflessione sulla vita, sull’uomo e sul mondo. Un elemento particolarmente prezioso di questi incontri è qualcosa che oggi molte persone sembrano aver perduto: la capacità di ascoltare!

Fra Sławomir KLEIN
Delegato generale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso (EDI)