Dal 22 al 29 aprile, 2026, i pellegrini si sono riuniti ad Assisi per il Pellegrinaggio per la Pace e la Giustizia di Assisi, un ritiro dedicato alla spiritualità e alla pratica della nonviolenza sulle orme di San Francesco e Santa Chiara. Il pellegrinaggio è stato guidato da Ken BUTIGAN del Pace e Bene Nonviolence Service; Michele DUNNE, Direttrice esecutiva del Franciscan Action Network (FAN); fra Michael LASKY, OFMConv, membro del Consiglio direttivo di FAN.
Nel corso della settimana, i partecipanti hanno percorso le strade acciottolate, le cappelle in pietra e le tranquille colline di Assisi, riflettendo non solo sulla vita di Francesco e Chiara, ma anche sul significato di praticare la pace in un mondo segnato da divisioni, paura e violenza.
La domanda che sembrava accompagnare il pellegrinaggio ovunque era ingannevolmente semplice: Che cos’è la pace?
La risposta non è mai arrivata sotto forma di una definizione. Piuttosto, è emersa attraverso l’esperienza: attraverso il silenzio, la condivisione delle storie, la preghiera, il camminare insieme e l’ascolto profondo reciproco.
A San Damiano, dove Chiara d’Assisi costruì una comunità radicalmente egualitaria fondata sulla preghiera, la reciprocità e il discernimento condiviso, i pellegrini hanno riflettuto sulla nonviolenza come relazione. La vita di Chiara offriva una visione della pace che non era un passivo ritiro dal mondo, ma la creazione di una comunità in cui la dignità era condivisa e ogni voce contava. Il suo rifiuto di riprodurre la violenza e le gerarchie della società del suo tempo divenne esso stesso una forma di resistenza.
Nella Basilica di San Francesco, i partecipanti hanno riflettuto sulla trasformazione di Francesco da soldato a pacificatore. Prima di diventare il santo ricordato in tutto il mondo per la pace, Francesco conobbe la guerra, la prigionia, il trauma e una profonda inquietudine interiore. Anni dopo, davanti al Crocifisso di San Damiano, non incontrò né trionfo né potere, ma il Cristo ferito: una rivelazione che riorientò profondamente la sua vita verso la riconciliazione e la nonviolenza.
Il pellegrinaggio ha incluso anche una visita a Rivotorto e alla Cappella di Santa Maria Maddalena, entrambe legate agli incontri di Francesco con i lebbrosi. Lì, il gruppo ha riflettuto su una delle sfide più profonde della nonviolenza: la disponibilità ad andare incontro alla sofferenza anziché allontanarsene. L’abbraccio di Francesco verso coloro che la società considerava intoccabili divenne una lezione sul riconoscere l’umanità e la sacralità di ogni persona, soprattutto di chi vive ai margini.
Un altro momento toccante è emerso durante la riflessione sulla risposta di Chiara all’attacco militare contro San Damiano. Secondo la tradizione francescana, Chiara affrontò i soldati invasori non con le armi, ma con la preghiera, il coraggio e la presenza. Il suo esempio ha invitato i partecipanti a considerare la nonviolenza non come debolezza, ma come la difficile e disciplinata pratica di rimanere saldi nei momenti di paura senza rinunciare alla propria umanità.
Durante la settimana, il silenzio è diventato importante quanto la conversazione. Le lunghe camminate tra le strette vie di Assisi e la quiete della campagna circostante hanno creato uno spazio di riflessione che andava oltre le parole.
I partecipanti hanno spesso parlato di come la pace si sia rivelata non come un ideale astratto, ma attraverso gesti ordinari: ascolto paziente, attenzione, vulnerabilità e la decisione di rimanere presenti anche nel disagio.
Al termine del pellegrinaggio, molte domande rimanevano aperte. Eppure, i partecipanti sono tornati a casa con una rinnovata consapevolezza: la pace non è tanto una meta quanto una pratica quotidiana, qualcosa che si coltiva attraverso la compassione, l’umiltà, il coraggio e le relazioni.
Ad Assisi, la pace non appariva distante né idealizzata. Sembrava invece concreta, profondamente umana ed esigente, senza però perdere la sua delicatezza.
Forse è per questo che, otto secoli dopo che Francesco e Chiara percorsero per la prima volta le sue strade, le persone continuano ancora oggi a recarsi lì in pellegrinaggio. Non solo per ricordare i santi, ma per riscoprire la possibilità di diventare noi stessi pacificatori.
Fra Michael LASKY








