Il giorno 30 settembre 2026 è stato inaugurato a Roma, nella sede dell’Associazione “Civita”, nelle Terrazze del Palazzo delle Assicurazioni Generali a Piazza Venezia, il Convegno Internazionale “Michelangelo e Roma. Un amore infinito”.
Il Presidente dell’Associazione, dott. Gianni LETTA, ha accolto i partecipanti al Convegno proprio lì dove un tempo sorgeva la casa del divin Maestro, in via Macel de’ Corvi, vicino al Foro romano e alla Colonna Traiana, con un discorso appassionato, plaudendo ai promotori del simposio per l’iniziativa così importante, concretizzatasi soprattutto grazie allo zelo della ricercatrice indipendente Valentina SALERNO. L’abitazione, demolita alla fine del secolo XIX per far posto a giardini e all’erigendo Palazzo delle “Assicurazioni Generali”, era anche l’atelier nel quale Michelangelo viveva e lavorava insieme ai propri collaboratori e alla sua bottega.
Sede del Convegno Internazionale, svoltosi nei giorni 1 e 2 ottobre 2026, è stato il Salone Monumentale del Complesso di S. Agnese fuori le mura, a Roma, retto dai Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore, rappresentati dall’Abate emerito don Franco BERGAMIN, che ha aperto il simposio.
Dopo i saluti istituzionali, la promotrice del Convegno ha reso omaggio a fra Isidoro Liberale GATTI, Archivista generale OFMConv negli anni 1974-1989, autore del volumetto, edito nel 2014, Michelangelo Buonarroti parrocchiano dei Santi Apostoli in Roma.
All’incontro hanno partecipato specialisti del BUONARROTI nei vari campi: accademico, artistico, storico, archivistico, letterario, scientifico e medico.
Il prestigioso Convegno si è rivelato importante non solo per la novità delle scoperte, ma anche per tutte le rettifiche e le correzioni circa le false notizie che riguardano il divin Artista e la sua presenza a Roma.
Primo relatore al Convegno è stato il nostro confratello, Archivista generale dell’Ordine, fra Domenico CASTIGLIONE, il quale ha presentato una conferenza dal titolo Michelangelo e la Basilica romana dei Santi XII Apostoli. Infatti, il BUONARROTI, abitando in via Macel de’ Corvi, era parrocchiano dei Santi XII Apostoli. Nei giorni precedenti la sua morte fu assistito dai frati della Basilica, come risulta dalla documentazione archivistica. Michelangelo si spegne nella sua casa romana il 18 febbraio 1564. Condotto ai Santi XII Apostoli dai confratelli di S. Giovanni de’ Fiorentini, confraternita alla quale apparteneva, ivi viene vegliato e custodito e, dopo le prime esequie, conservato in un deposito fino al suo trasferimento nella sua città di Firenze, dove seguiranno solenni funerali e dove verrà, infine, tumulato nella Basilica di Santa Croce, officiata anch’essa dai Minori Conventuali.
Un secondo momento della conferenza ha visto il confratello Archivista generale, fra Mimmo, soffermarsi su un cenotafio presente nel secondo chiostro del Convento, adiacente al muro della Basilica dei Santi Apostoli, attribuito nel 1823 a Michelangelo. Alla complessa questione è dedicato un suo articolo, pubblicato nel 2025 nella rivista scientifica dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali Miscellanea Francescana, dal titolo Il cenotafio conteso.
Rivisitare gli eventi che hanno avuto come protagonista il BUONARROTI è stata un’occasione di omaggio e di gratitudine al Genio parrocchiano dei Santi XII Apostoli, così come avvenne 24 anni dopo la sua morte, per merito del papa conventuale, il titanico Sisto V PERETTI, che realizzò la cupola di S. Pietro in Vaticano, disegnata molti anni prima dal Maestro e che i suoi tre predecessori non avevano avuto il coraggio di realizzare per la complessità dell’opera e per il costo.
Fra Felice PERETTI, futuro papa Sisto V, nel 1564 rivestiva l’importante ruolo di Procuratore generale a S. Salvatore in Onda, incaricato dunque dei rapporti dell’Ordine con la Santa Sede. Essendo assente da Roma il Ministro generale DE’ SAPIENTI, era toccato a lui dare la notizia a papa Pio IV, per poi vegliare, con il suo sguardo attento e rigoroso, sulla salma di Michelangelo, custodita nel Complesso Basilicale, luogo dove fra Felice aveva vissuto come frate e Superiore.
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