Ma un giorno, in cui in questa chiesa [la Porziuncola] si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli apostoli di predicare, il santo, che era presente e ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la messa pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Il sacerdote glielo commentò punto per punto e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di divino fervore, esclamò: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!». (1 Cel IX, 22; FF 356)

Cari fratelli, porgo a tutti voi il mio fraterno saluto nella festa del serafico padre San Francesco di quest’anno 2023. Ottocento anni fa, in questo stesso periodo dell’anno, era prossima l’approvazione della Regola che  solitamente denominiamo Bollata.

Il sigillo di Papa Onorio III sulla pergamena portava con sé il mistero della vocazione del Poverello, con tanti anni di vita evangelica vissuti insieme a quelli che il Signore volle donargli.
Anzi, nel celebrare l’ottavo centenario della Regola non possiamo se non guardare il testo della vita di quelli che lasciato tutto, seguirono il Signore secondo i consigli evangelici ed in estrema semplicità.
Ma sappiamo bene che la promulgazione della Regola rappresenta, da una parte un momento aureo per la storia del francescanesimo, ma dall’altra, anche la crisi di una comunità che diventava sempre più complessa. La Regola, infatti, è frutto non solo dall’esperienza carismatica del fondatore, ma anche dalle tante domande generate nella vita concreta di quella già complessa fraternità; domande che non sempre lasciavano trasparire la limpida volontà di vivere nella letteralità del Vangelo.
Celebrando il nostro padre San Francesco dunque, suggerisco a tutti voi di dare uno sguardo al tipo di interrogativi che di solito ci facciamo; e cioè, quali sono oggi le nostre domande come Frati Minori Conventuali; quali le nostre esigenze o addirittura, i nostri desideri e le realtà che veramente cerchiamo con passione.
La crisi del serafico Padre sorgeva dal contemplare con preoccupazione una fraternità ormai scostata dal criterio dell’itineranza, che aveva caratterizzato il suo inizio carismatico insieme ai primi compagni, a Chiara d’Assisi e a tanti e tante altri.
Invito dunque tutti voi, cari fratelli, a ravvivare il più possibile, con libera freschezza, e con profondità evangelica le domande associate alla grazia dell’itineranza francescana: itineranza nel nostro pensiero che forse è diventato sedentario, rigido e chiuso; itineranza dei nostri cuori, forse abituati a guardare più a sé che agli altri; itineranza del nostro spirito, forse invecchiato, demotivato e mancante di fede; itineranza dei nostri rapporti personali, forse più caricati di cose che di persone; itineranza della nostra vita comunitaria, forse trasformata più in un equilibrio di poteri che in una fraternità in conversione; itineranza della nostra missione, diventata forse più uno specchio di noi stessi che una porta aperta al mondo.

Buona festa e buon cammino verso una rinnovata ed evangelica versione della nostra vita.

Fra Carlos A. TROVARELLI